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fablesTi desidero raccontare una storia.
Tanto tempo fa viveva un mago in un castello, era un mago amato dalla sua gente. Cercava di essere il più giusto possibile, utilizzava la magia per perseguire il suo ideale di verità e bontà . Passava molte ore a fare esperimenti, ma ne passava altrettante con la gente, con gli Amici.
La vita era una benedizione sebbene sentisse la mancanza di un elemento nella sua vita.
Un giorno, mentre era in giro per i boschi sentì gridare, l’urlo era di terrore ed era femminile.
Andò nella direzione delle voci e vide una ragazza che era attorniata da quattro uomini.
Con la calma della sicurezza ed il fuoco della magia all’interno di sè si avvicinò alla scena.
I banditi si girarono nella sua direzione e lo apostrofarono di non intromettersi o avrebbe perso il suo bel vestitino nuovo.
Erano probabilmente stranieri, non sapevano a chi stavano intimando di ritirarsi.
Il Mago li pregò di allontanarsi o lui sarebbe dovuto intervenire.
Due banditi imprudentemente si avventarono contro il Mago, ma non riuscirono a completare neanche il secondo passo che un fulmine dal cielo li polverizzò. Sembrava essere arrivato dal nulla e i restanti banditi non compresero. Estrassero le spade mentre il mago camminava verso la ragazza che era inginocchiata dietro i banditi.
Il primo alzò la lama ma non riusci a terminare il gesto, rimase lì immobile senza potersi muovere, il secondo ischernendo il compagno cercò di affondare la spada alle spalle del Mago che oramai era giunto dalla ragazza. La spada inspiegabilmente si trovò nella pancia del bandito che agonizzante cadde a terra.
Il Mago arrivò dalla ragazza è le chiese di alzarsi, che il pericolo era sparito e se avesse desiderato avrebbe potuto passare la notte al castello.
La ragazza ringraziò il Mago si presentò ed insieme andarono al castello.
Ogni giorno che passava il Mago chiedeva alla ragazza se volesse rimanere il giorno seguente e la ragazza rispondeva affermativamente.
Così dopo un anno il mago e la ragazza dai grandi occhi castani ed i lunghi capelli neri convolarono a nozze.
Ne seguì un periodo meraviglioso per la coppia e per il regno, tutto era gioioso, mai il regno aveva gioito di tanta grazia e tanta felicità .
La Dama ed il suo Mago vivevano dei momenti meravigliosi.
Dopo esattamente sette anni accadde, la Dama voleva far un regalo al suo Mago e gli aveva chiesto di non seguirla e di non sbirciare magicamente dove andasse. Il Mago attese paziente nel suo castello ansioso di rivedere la sua Dama, un cupo presentimento lo attanagliava. Verso il calar del sole la Dama non era ancora tornata ed il Mago era realmente preoccupato, non riusciva a star fermo, ma aveva promesso…
il tempo passava e la sua anzia crebbe a dismisura… poi non resistette, il flusso della preoccupazione, dell’amore, della protezione inondarono il suo corpo e ci fu solo la Magia. Vide tutto, vide che si stava compiendo, vide la caduta, vide il corpo mentre cadeva dal dirupo…
Il pensiero fu veloce, la Magia seguì. Si trovò accanto alla Dama, il vestito bianco macchiato di sangue, il seno che ritmicamente si alzava ed abbassava con sempre minore forza.
Il Mago la portò con un pensiero nel suo laboratorio e vi si chiuse per 7 lunghi giorni. La Dama lottava tra la vita e la morte.
Il settimo giorno ne uscì con Lei in braccio, l’adagiò sul letto ed attese il suo risveglio.
La Dama ci mise molti mesi per riprendersi, la gente era preoccupata ma il Mago tranquillizzava tutti che si sarebbe infine ripresa. Tutti la vedevano dalle balconate del castello e lentamente tutto tornò alla normalità .
Quando dopo un anno la Dama si era completamente ripresa tutti l’attendevano in giro peri boschi come nel passato insieme al suo Mago. Ma ogni volta che Lei mostrava il desiderio di uscire dal castello il Mago le trovava un valido motivo per cui non sarebbe stato saggio.
Passarono anni ed il popolo cominciò a dimenticare le fattezze del Mago e della Dama che erano rimasti sempre confinati nel loro castello.
Un giorno, dopo molto tempo, un cavaliere giunse al castello. Fu ricevuto dal Mago ed invitato a rimanere al castello per discutere del paese da cui proveniva. La Dama oramai odiava il Mago perché la teneva ingiustamente segregata in quella gabbia dorata, Lei che avrebbe voluto girare il mondo con Lui accanto. Passeggiando nei giardini i due giovani, la Dama ed il Cavaliere, si incontrarono. Scattò immediatamente qualcosa tra loro e la sera stessa decisero di fuggire assieme. La Dama si ricordava di un passaggio nelle segrete che portavano fuori dal castello. Indossò il mantello magico, uno dei regali del Mago, che permetteva di non essere notata da nessuno e si incamminarono nelle segrete.
Dopo molto camminare arrivarono nelle fogne e vi si incamminarono. I tunnel erano bui e sporchi ma i due continuarono a camminare sperando in una uscita sicura. Ad un certo punto si trovarono dinanzi una grata, una resistentissima grata di metallo che bloccava loro il passaggio. Poi l’acqua cominciò a gorgogliare e dal centro del canale fognario si alzarono quattro tentacoli che avanzavano minacciosamente verso di loro. La Dama si appiattì verso il muro e il Cavaliere sguainò la sua arma pronto a combattere. Mentre lo scontro stava per aver luogo ecco la Dama scivolare ed aggrapparsi ad una sporgenza che improvvisamente cedette. Dietro i due giovani si aprì un tunnel che conduceva sicuramente in un posto meno pericoloso. Senza attendere l’arrivo dei tentacoli i due fuggirono verso il loro destino.
Il tunnel li condusse in una serie di caverne ognuna conteneva strani oggetti, strane statue, strani tessuti. La Dama cominciava a sentire la stanchezza della fuga ed il Cavaliere la sosteneva ricordandole che non sarebbero potuti rimanere a riposare in quei luoghi ancora sotto l’influenza del Mago vendicativo.
Più passavano le caverne più la Dama però si stancava, ad un certo punto entrarono in una enorme caverna dove quasi non si vedeva la parte opposta. Uno strano chiarore, un puntino di luce però rischiarava in lontananza l’altra estremità . Insieme, lentamente, si incamminarono verso quella speranza.
Arrivati alla metà però si fermarono. Su di un lato una figura incappucciata gli si avvicinò. Si tolse il cappuccio e si mostrò per colui che era.
Il Mago disse: “Ti prego, o mia Dama, non andare. Non v’è ritorno per quella strada. Perché vuoi fuggire? Perché non vuoi star più con me mio unico Amore? Pensa al nostro Amore, pensa a ciò che profondamente ci unisce. Io ti ho sempre protetto e continuerò a farlo per sempre finché morte non ci separi.”
La Dama, a fatica, rispose: “No, tu vuoi solo tenermi accanto a te come una compagnia, non condividiamo più nulla noi due. Non mi capisci, non sento più il fluire del nostro Amore in me. Addio.”
Così dicendo la Dama si avviò con il Cavaliere verso l’uscita.
Non appena varcò la soglia e vide lo splendente sole sorrise e fece alcuni passi verso il verdissimo bosco. Poi si accorse di avere tutto il vestito zuppo, sarà sudore per l’emozione pensò, poi qualcosa le colava dalla testa. Si passò la mano tra i capelli e vide che era sangue.
Ed all’improvviso si ricordò cosa era accaduto. Il precipizio, la caduta, l’arrivo del Mago. Il laboratorio dove fecero quel patto per star assieme ancora ed ancora anche se il loro tempo era giunto al termine. La voce oscura che li avvisava che non sarebbe stato possibile allontanarla per l’eternità , quella strana sensazione di leggerezza e poi la memoria persa. Riconobbe il Cavaliere, riconobbe la sua voce. Chiuse gli occhi per non aprirli mai più in quella forma.
Il Mago lentamente si avvicinò al cavaliere, tutto attorno al castello vi era un fittissimo bosco. Il villaggio, il regno tutto ormai era storia ed il castello leggenda. “Etrom” disse il Mago tristemente, “alla fine ci sei riuscito. Sei venuto solo per Lei? Ti prego prendi anche me, portami via, ti prego non posso rimanere senza Lei. E tutto ciò per cui ho sempre vissuto in tutti questi secoli.”
“Non è il tempo, non è il tempo.” Fu l’unica risposta del Cavaliere che si girò ed andò via.