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Archive for the ‘fables’ Category

La nebbia

Posted by Mario on January 14, 2010
Posted under Events, fables

Alla fine ci sono approdato. Sono in Francia. Più precisamente a Nancy. In questo momento dalla finestra del mio studio al sesto piano del palazzo dell’Università dove sto sperimentando il mondo del postdottorato francese non si vede proprio nulla… la nebbia è fitta, compatta, lattiginosa… dopo due settimane di neve che ovattava il senso dell’udito adesso vi è lei che priva anche del senso della vista e se, per inciso, aggiungiamo il raffreddore che priva del senso dell’olfatto abbiamo un uomo che dirige la sua rotta con i due sensi più privati e personali… il che non vuol dire che ciò è male… forse semplicemente la Vita mi sta cercando di comunicare di interiorizzare un po’ di più ciò che arriva…

Ma torniamo alla nebbia… sembra penetrare anche nella stanza… pochi minuti fa si vedevano gli alberi nel parcheggio di fronte ora anche quelli sono stati inghiottiti da questo “nulla che avanza” silenzioso, muto nel suo inquietante incedere, insondabile se non con ciò che ci rende più timorosi… la nostra fantasia…

Dei rumori nel corridoio semideserto… la luce che si spegne… degli scricchiolii sinistri… le porte che cigolano… passi lontani e strascicati… una lieve cantilena giunge alle orecchie… il timore che qualcosa di antico e vendicativo si nasconda per queste sale inanimate… le scale che buie si illuminano di una luce fosforescente…

La nebbia che porta con se il rancore che nascondiamo nell’intimo del nostro cuore… ma anche la gioia! L’ignoto non è latore solo di dubbi e paure… spinge gente come Ulisse, Giasone, Enea, alla ricerca di qualcosa di più che il semplice lasciarsi vivere.

La nebbia oramai circonda tutto, ciechi e sordi al mondo circostante noi vi entriamo illuminati dal nostro spirito.

L’ombra

Posted by Mario on October 30, 2009
Posted under fables

L’ombra cupa dell’inevitabile si avvicinava strisciando silenziosa per le vie della sua esistenza. Curandosi dell’avvenire si dimenticoÌ€ del passato e quindi scomparve inghiottito da quell’ombra che l’attendeva impaziente.

Fuggite sciocchi!

Posted by Mario on June 14, 2008
Posted under Conosci te stesso, Events, fables

Ultimamente, e sempre più di frequente mi viene in mente questa frase, questo momento, questo istante di sconforto.

Gandalf

Poi penso al seguito… e mi dico… c’è sempre un modo. Per quanto nascosto e difficile esso sia.

Ora, con l’aiuto solito :) , comincerò a cercarlo.

Magia: Pazzia o Verità?

Posted by Mario on January 10, 2008
Posted under Events, fables

Qualche giorno fa, assieme a Bizio e Clà, ho visto il film "Il labirinto del Fauno".

il_labirinto_del_fauno_locandina

Nel suo complesso non mi ha colpito particolarmente, ci sono anche scene molto crude forse adatte a ciò che voleva rappresentare il regista ma per quanto mi riguarda abbastanza gratuite, ma alcuni punti hanno suscitato qualche movimento interno dell’anima.

In particolare quando la protagonista parla con il Fauno ed "un grande" la vede parlare con… nessuno.

Su una recensione, che è differente da quella lincata nell’immagine, ho poi letto questa frase: "la bambina inserita in un contesto violento che rifiuta con tutta la sua forza si rifugia nelle sue fantasie e perde il contatto con la realtà".

Questo critico ha dato della storia una interpretazione così "normalmente" reale da elidere, cancellare, anche solo la possibilità dell’esistenza della Magia. Per lui la Magia è solo relativa a qualche patologia della mente!

Mentre invece la Magia esiste. E si presenta sotto innumerevoli forme. Essa sovverte quello che noi usualmente chiamiamo normalità ed è intimamente legata al nostro io.

Il vedere rappresentata la Magia solo come patologia mentale mi lascia attonito e molto dispiaciuto, fortunatamente non è quello che penso voglia rappresentare il regista, perché è come tacere il fatto che vi sia la possibilità da parte degli uomini di travalicare i limiti che essi stessi si sono posti.

Un’altra interpretazione è che data la natura di quella particolare Magia e la natura di quella persona adulta era possibile una non collisione dei due aspetti della realtà.

Si lo so il discorso è variegato, vi sono molte pieghe in cui si può scivolare senza uscirne attraverso un’affermazione fideistica vs una semplice analisi di ciò che accade sotto i nostri occhi tutti i giorni… ma io penso che a questo punto si tratti di "sentire", accorgersi attraverso quel senso, o quei sensi, che tutti noi abbiamo più o meno sviluppati ma che non usiamo mai, se non in situazioni estremamente rare. Anche questo un luogo comune? Beh! Lo so che per la nostra società scientifica ciò che non è riproducibile non esiste… ma è proprio questo… non esiste un sol modo di vedere tutto ciò che ci circonda.

Esistono molte, infinite, possibilità… ed anche una frangia della scienza lo ammette…
Un esempio su tutto… abbiamo sempre imparato che il principio di causa effetto è sempre sempre vero… ma se approfondiamo vedremo che l’effetto è enormemente probabile che accada… non che è certo che accada… è solo un esempio, banale forse anche non calzante… e poi non è bene usare la scienza per far vedere che la scienza è limitata… semplicemente perché ci mancano degli strumenti adeguati.

La natura delle cose (1/3)

Posted by Mario on October 29, 2007
Posted under Passioni, fables

L’alba, la temperatura meno rigida fa breccia nell’assoluta immobilità glaciale. Scricchiolii, improvvisi ruzzoloni di neve si odono per la grande e pacifica distesa bianca. In una radura leggermente rialzata due occhi castani scrutano, un olfatto è impegnato a scoprire il luogo del prodigio.
Si muove con grazia, silenzioso ma imponente. Arriva nel cuore del suo dominio dopo aver superato tronchi ombrosi.
Ancora più in profondità, ancora più nella pace.
Il corpo si ferma guidato dall’attenta sensibilità. E’ lì, lo sente. E’ a pochi passi da lui.
Il grande cervo allunga il collo e con il muso si avvicina ad un grazioso fiore che sta sbocciando. Le sue narici vi si avvicinano. Lo sbuffo caldo del respiro scioglie un po’ di ghiaccio che ancora formava uno scudo gelato attorno al gambo.
Il tempo scorre, l’attesa non è un peso, la grazia di ciò che sta accadendo rapisce i sensi. Lentamente il grande fiore, un’orchidea verde screziata di porpora, apre il suo segreto al mondo, prende tutto, luce ed ombra, caldo e freddo, sole e pioggia. Al suo centro v’è una piccola figura. Il suo colore è in naturale armonia con ciò che l’ha protetta, ma che è pronto a lasciarla fluire nella Vita. La figurina comincia a muoversi, è ancora un pò assonnata, ma i suoi occhi verde smeraldo sono già attenti, sono pieni di energia, pieni di Vita.
La piccola figura di donna stira i suoi arti. Era tanto che non si svegliava. Il suo sguardo si volge verso l’imponente cervo.
“Ciao Haol, ben ritrovato. Vedo oramai che la natura è completamente sbocciata in te. Sei divenuto uno splendido guardiano.” Il cervo inclina di lato la testa. “Salve Ghea è un onore poter assistere al tuo risveglio. Hai riposato bene in questi mesi invernali?” La figurina si lancia dall’orchidea e a pochi centimetri da terra vira bruscamente, si posa leggiadramente sul collo di Haol. “Si, come sempre, come è naturale che sia. Cominciamo il nostro gioco?”
Con sempre maggiore forza il calore di un delicato giorno primaverile risplende intorno a loro, la neve comincia col sciogliersi, i boccioli ad aprirsi alla nuova energia, l’erba a forare il sempre meno compatto strato nevoso, il ghiaccio a far risplendere le sue gocce traslucide nell’aere.
Veloce corre Haol per seguire Ghea nelle sue peregrinazioni ed ovunque giungono il fiorire di nuova vita sboccia in tutta la sua caotica semplicità, in tutta la sua gioiosa energia.
Piccoli e grandi abitanti della foresta festeggiano al loro giungere, brusio, calpestio, gridolini, urli, strilli, è tutto un unica grande sinfonia a più voci, a più strumenti. Tutto sorge dal sonno invernale, tutto rivive nella grande rinascita primaverile.
Il tempo non ha valore tutto accade fluendo, non esiste un prima ed un dopo, accade.
Le sere si susseguono alle mattine in un tentativo si imbrigliare l’energia in un filo temporale ma questa sfugge, curiosa e impertinente alle regole scritte.

Una Fiaba

Posted by Mario on October 19, 2007
Posted under fables

Ti desidero raccontare una storia.

Tanto tempo fa viveva un mago in un castello, era un mago amato dalla sua gente. Cercava di essere il più giusto possibile, utilizzava la magia per perseguire il suo ideale di verità e bontà. Passava molte ore a fare esperimenti, ma ne passava altrettante con la gente, con gli Amici.
La vita era una benedizione sebbene sentisse la mancanza di un elemento nella sua vita.
Un giorno, mentre era in giro per i boschi sentì gridare, l’urlo era di terrore ed era femminile.
Andò nella direzione delle voci e vide una ragazza che era attorniata da quattro uomini.
Con la calma della sicurezza ed il fuoco della magia all’interno di sè si avvicinò alla scena.
I banditi si girarono nella sua direzione e lo apostrofarono di non intromettersi o avrebbe perso il suo bel vestitino nuovo.
Erano probabilmente stranieri, non sapevano a chi stavano intimando di ritirarsi.
Il Mago li pregò di allontanarsi o lui sarebbe dovuto intervenire.
Due banditi imprudentemente si avventarono contro il Mago, ma non riuscirono a completare neanche il secondo passo che un fulmine dal cielo li polverizzò. Sembrava essere arrivato dal nulla e i restanti banditi non compresero. Estrassero le spade mentre il mago camminava verso la ragazza che era inginocchiata dietro i banditi.
Il primo alzò la lama ma non riusci a terminare il gesto, rimase lì immobile senza potersi muovere, il secondo ischernendo il compagno cercò di affondare la spada alle spalle del Mago che oramai era giunto dalla ragazza. La spada inspiegabilmente si trovò nella pancia del bandito che agonizzante cadde a terra.
Il Mago arrivò dalla ragazza è le chiese di alzarsi, che il pericolo era sparito e se avesse desiderato avrebbe potuto passare la notte al castello.
La ragazza ringraziò il Mago si presentò ed insieme andarono al castello.
Ogni giorno che passava il Mago chiedeva alla ragazza se volesse rimanere il giorno seguente e la ragazza rispondeva affermativamente.
Così dopo un anno il mago e la ragazza dai grandi occhi castani ed i lunghi capelli neri convolarono a nozze.
Ne seguì un periodo meraviglioso per la coppia e per il regno, tutto era gioioso, mai il regno aveva gioito di tanta grazia e tanta felicità.
La Dama ed il suo Mago vivevano dei momenti meravigliosi.
Dopo esattamente sette anni accadde, la Dama voleva far un regalo al suo Mago e gli aveva chiesto di non seguirla e di non sbirciare magicamente dove andasse. Il Mago attese paziente nel suo castello ansioso di rivedere la sua Dama, un cupo presentimento lo attanagliava. Verso il calar del sole la Dama non era ancora tornata ed il Mago era realmente preoccupato, non riusciva a star fermo, ma aveva promesso…
il tempo passava e la sua anzia crebbe a dismisura… poi non resistette, il flusso della preoccupazione, dell’amore, della protezione inondarono il suo corpo e ci fu solo la Magia. Vide tutto, vide che si stava compiendo, vide la caduta, vide il corpo mentre cadeva dal dirupo…
Il pensiero fu veloce, la Magia seguì. Si trovò accanto alla Dama, il vestito bianco macchiato di sangue, il seno che ritmicamente si alzava ed abbassava con sempre minore forza.
Il Mago la portò con un pensiero nel suo laboratorio e vi si chiuse per 7 lunghi giorni. La Dama lottava tra la vita e la morte.
Il settimo giorno ne uscì con Lei in braccio, l’adagiò sul letto ed attese il suo risveglio.
La Dama ci mise molti mesi per riprendersi, la gente era preoccupata ma il Mago tranquillizzava tutti che si sarebbe infine ripresa. Tutti la vedevano dalle balconate del castello e lentamente tutto tornò alla normalità.
Quando dopo un anno la Dama si era completamente ripresa tutti l’attendevano in giro peri boschi come nel passato insieme al suo Mago. Ma ogni volta che Lei mostrava il desiderio di uscire dal castello il Mago le trovava un valido motivo per cui non sarebbe stato saggio.
Passarono anni ed il popolo cominciò a dimenticare le fattezze del Mago e della Dama che erano rimasti sempre confinati nel loro castello.
Un giorno, dopo molto tempo, un cavaliere giunse al castello. Fu ricevuto dal Mago ed invitato a rimanere al castello per discutere del paese da cui proveniva. La Dama oramai odiava il Mago perché la teneva ingiustamente segregata in quella gabbia dorata, Lei che avrebbe voluto girare il mondo con Lui accanto. Passeggiando nei giardini i due giovani, la Dama ed il Cavaliere, si incontrarono. Scattò immediatamente qualcosa tra loro e la sera stessa decisero di fuggire assieme. La Dama si ricordava di un passaggio nelle segrete che portavano fuori dal castello. Indossò il mantello magico, uno dei regali del Mago, che permetteva di non essere notata da nessuno e si incamminarono nelle segrete.
Dopo molto camminare arrivarono nelle fogne e vi si incamminarono. I tunnel erano bui e sporchi ma i due continuarono a camminare sperando in una uscita sicura. Ad un certo punto si trovarono dinanzi una grata, una resistentissima grata di metallo che bloccava loro il passaggio. Poi l’acqua cominciò a gorgogliare e dal centro del canale fognario si alzarono quattro tentacoli che avanzavano minacciosamente verso di loro. La Dama si appiattì verso il muro e il Cavaliere sguainò la sua arma pronto a combattere. Mentre lo scontro stava per aver luogo ecco la Dama scivolare ed aggrapparsi ad una sporgenza che improvvisamente cedette. Dietro i due giovani si aprì un tunnel che conduceva sicuramente in un posto meno pericoloso. Senza attendere l’arrivo dei tentacoli i due fuggirono verso il loro destino.
Il tunnel li condusse in una serie di caverne ognuna conteneva strani oggetti, strane statue, strani tessuti. La Dama cominciava a sentire la stanchezza della fuga ed il Cavaliere la sosteneva ricordandole che non sarebbero potuti rimanere a riposare in quei luoghi ancora sotto l’influenza del Mago vendicativo.
Più passavano le caverne più la Dama però si stancava, ad un certo punto entrarono in una enorme caverna dove quasi non si vedeva la parte opposta. Uno strano chiarore, un puntino di luce però rischiarava in lontananza l’altra estremità. Insieme, lentamente, si incamminarono verso quella speranza.
Arrivati alla metà però si fermarono. Su di un lato una figura incappucciata gli si avvicinò. Si tolse il cappuccio e si mostrò per colui che era.
Il Mago disse: “Ti prego, o mia Dama, non andare. Non v’è ritorno per quella strada. Perché vuoi fuggire? Perché non vuoi star più con me mio unico Amore? Pensa al nostro Amore, pensa a ciò che profondamente ci unisce. Io ti ho sempre protetto e continuerò a farlo per sempre finché morte non ci separi.”
La Dama, a fatica, rispose: “No, tu vuoi solo tenermi accanto a te come una compagnia, non condividiamo più nulla noi due. Non mi capisci, non sento più il fluire del nostro Amore in me. Addio.”
Così dicendo la Dama si avviò con il Cavaliere verso l’uscita.
Non appena varcò la soglia e vide lo splendente sole sorrise e fece alcuni passi verso il verdissimo bosco. Poi si accorse di avere tutto il vestito zuppo, sarà sudore per l’emozione pensò, poi qualcosa le colava dalla testa. Si passò la mano tra i capelli e vide che era sangue.
Ed all’improvviso si ricordò cosa era accaduto. Il precipizio, la caduta, l’arrivo del Mago. Il laboratorio dove fecero quel patto per star assieme ancora ed ancora anche se il loro tempo era giunto al termine. La voce oscura che li avvisava che non sarebbe stato possibile allontanarla per l’eternità, quella strana sensazione di leggerezza e poi la memoria persa. Riconobbe il Cavaliere, riconobbe la sua voce. Chiuse gli occhi per non aprirli mai più in quella forma.
Il Mago lentamente si avvicinò al cavaliere, tutto attorno al castello vi era un fittissimo bosco. Il villaggio, il regno tutto ormai era storia ed il castello leggenda. “Etrom” disse il Mago tristemente, “alla fine ci sei riuscito. Sei venuto solo per Lei? Ti prego prendi anche me, portami via, ti prego non posso rimanere senza Lei. E tutto ciò per cui ho sempre vissuto in tutti questi secoli.”
“Non è il tempo, non è il tempo.” Fu l’unica risposta del Cavaliere che si girò ed andò via.

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