Sogni
Dei sogni che ti irretiscono…
Ancora una volta quella casa, ancora una volta la sensazione di pericolo… ma non diretto nei miei confronti ma verso qualcun altro che non vedo, che non sento… ma so che c’è, è nella casa ma io non riesco a trovarla, a trovarlo…
La sensazione di non poter aiutare qualcuno, penso, sia tra le più frustranti in assoluto. Inizio sempre dalla medesima stanza, il salone, le persone che ci sono le conosco tutte, sebbene non le ricordi in questo momento. Si disperdono, io chiudo, come sempre, i finestroni del salone perché fuori ci sono i dobermann che vogliono entrare e mangiare tutti.
Perdo tempo a far ciò e rimango solo. Sono conscio che sia un sogno, il mio sogno, quello in cui mi sento a casa perché ormai sono immune da tutto quello che mi accade lì dentro, l’ultima volta ho preso a rivoltellate gli zombi che erano entrati e a randellate i dobermann. In quel sogno in quella casa, sebbene possa far paura agli altri io mi ci sento bene, feel perfect inside it.
Comunque. Finito di chiudere l’ultimo finestrone mi accorgo che non c’è nessuno al piano. So che se scendessi in cantina troverei caldo umido, una caldaia sempre accesa e sorprese che oggi non mi va di affrontare e vincere, sono immortale dentro questo luogo… è il mio luogo. Sento che alcuni si sono rifugiati, come sempre, in quella direzione, ma non sento paura provenire di là , almeno non ancora.
Guardo la scala che va ai piani superiori, in quella direzione non vi sono pericoli, oggi men che mai. Che faccio? Dove vado? Non sento nessuno che ha bisogno del mio aiuto ma so che a breve qualcuno ne avrà bisogno. Resto in ascolto. Poi la folgorazione, non sono mai andato a vedere il parco fuori. So che ci sono i dobermann, ma non mi possono far nulla, so come è fatto e… no! Non lo sapevo!
C’è lei. C’è la mia Quercia. Non mia nel senso del possesso ma nel senso di averla vista e riconosciuta, di averla guardata in forme differenti ma averla sempre riconosciuta. Ok, esco. Fa freddo, è buio, ma non c’è la sensazione di paura. C’è un suono in lontananza, non lo riconosco. Cerco la Quercia ma non la trovo, so che c’è, che è in quel grande giardino, che pian piano diviene un bosco.
D’improvviso sento che qualcuno, qualcosa, ha bisogno di aiuto. Non so di preciso dove sia. Sulle prime è una richiesta lontana, poi diviene sempre più pressante… io cerco, corro, mi agito, ma non trovo nulla. La luna splende sulla mia testa, è una notte fredda ma l’odore è buono. Dove sei? Chi sei? Perché non riesco a trovarti?
Mario

