Life

My point of view

La memoria

Posted by Mario on May 29, 2010
Posted under Events, Life, Mamma, Morning

Ho sempre ritenuto, e ritengo tutt’ora, che la memoria ci definista come entità, come individui, come esseri del tutto speciali.

Per questo motivo, a causa della scarsa dotazione che madre natura mi ha fornito spesso mi sento meno speciale, meno individuo… qualche volta persino meno entità singolare e più in contatto con quello che goffamente chiamiamo Caos… ma poi ne sorgo come quando qualcuno è rimasto in apnea per troppo tempo, come quando si ha l’urgenza di compiere un’azione indispensabile.

Questo qualcosa è spesso un’emozione molto forte, squassante, travolgente. Bene, da questa mezzanotte fino alla prossima ho questo qualcosa di travolgente che mi investe in pieno, ricordo lucidamente tutta la serie di emozioni, sensazioni, immagini, suoni, parole, espressioni, posizioni del corpo, toni della voce, occhi bassi, occhi vitrei, corpo immobile, corpo freddo, gelo non più solo a livello fisico ma più profondo, quando quel freddo ti tocca il cuore e lo fa rallentare, quando suona una tonalità monotona che ti circonda prendendoti dall’interno e non permettendoti di comunicare con alcuno… ed a volte nemmeno con te stesso.

La mattina, le coincidenze, la telefonata con Lada… “Ma che scherzi? Vai non stare neanche a pensarci”. Yogananda che non ha avuto la possibilità di fare ciò che ho fatto io, ma che proprio non facendolo me ne ha data la facoltà.

Le telefonate, le miriadi di telefonate. I messaggi. Tutto per fuggire la realtà e barricarsi dietro il fare. Ognuno si barrica come può, ognuno costruisce le proprie difese… c’è chi vi rimane intrappolato, c’è chi, una volta terminata l’emergenza riesce faticosamente a spogliarsi di quella pesante armatura, leccarsi le ferite sanguinanti fino a farle cicatrizzare e con la nuova esperienza in sé ad andare avanti con una consapevolezza maggiore.

Tutto e nulla.

“Come stai? Vuoi che ti accompagni? Vi seguo ok? Non affaticarti.” Le ultime parole con colei che tanto ha donato di se.

E Come il grigio pellegrino ebbe a dire prima di cominciare la sua ultima battaglia… “Fuggite sciocchi”.

Buona notte Mamma. Ovunque tu sia… Buongiorno.

Mamma

Posted by Mario on October 2, 2009
Posted under Mamma

Ogni tanto torna, ogni tanto qualche scatolina viene agitata un po’ troppo e quindi cade dal suo ordinato e polveroso scaffale… a quel punto si apre e tutto ciò che vi è riposto dentro esce e raggiunge quel muscolo pulsante che ci fa vivere e ci permette di interpretare la nostra Vita attraverso le sensazioni, le emozioni…

Devo dire che questa scatolina era pericolosamente in bilico e quindi è bastata una sola nota di una canzone per disequilibrare il tutto!

Mi dispiace – Laura Pausini

Mamma ho sognato che bussavi alla mia porta
E un po’ smarrita ti toglievi i tuoi occhiali
Ma per vedermi meglio e per la prima volta
Sentivo che sentivi che non siamo uguali
Ed abbracciandomi ti sei meravigliata
Che fossi così triste e non trovassi pace
Da quanto tempo non ti avevo più abbracciata
E in quel silenzio ho detto piano… mi dispiace!
Però è bastato quel rumore per svegliarmi
Per farmi piangere e per farmi ritornare
Alla mia infanzia a tutti quei perduti giorni
Dove d’estate il cielo diventava mare
Ed io con le mie vecchie bambole ascoltavo
Le fiabe che tu raccontavi a bassa voce
E quando tra le tue braccia io mi addormentavo
Senza sapere ancora di essere felice.

Ma a sedici anni io però sono cambiata
E com’ero veramente adesso mi vedevo
E mi senti ad un tratto sola e disperata
Perché non ero più la figlia che volevo
Ed è finita li la nostra confidenza
Quel piccolo parlare che era un grande aiuto
Io mi nascosi in una gelida impazienza
E tu avrai rimpianto il figlio che non hai avuto.
Ormai passavo tutto il tempo fuori casa
Non sopportavo le tue prediche per nulla
E incominciai a diventare anche gelosa
Perché eri grande irraggiungibile e più bella
Mi regalai così ad un sogno di passaggio
Buttai il mio cuore in mare dentro una bottiglia
E persi la memoria mancando di coraggio
Perché mi vergognavo di essere tua figlia!

Ma tu non bussi alla mia porta e inutilmente
Ho fatto un sogno che non posso realizzare
Perché ho il pensiero troppo pieno del mio niente
Perché l’orgoglio non mi vuole perdonare
Poi se bussassi alla mia porta per davvero
Non riuscirei nemmeno a dirti una parola
Mi parleresti col tuo sguardo un po’ severo
Ed io mi sentirei un’altra volta sola.
Perciò ti ho scritto questa lettera confusa
Per ritrovare almeno in me un po’ di pace
E non per chiederti tardivamente scusa
Ma per riuscire a dirti mamma… mi dispiace!
Non è più vero che di te io mi vergogno
E la mia anima lo sento ti assomiglia
Aspetterò pazientemente un altro sogno.
Ti voglio bene mamma… scrivimi… tua figlia.

E’ un po’ complicato che tu mi scriva… ma forse se mi impegno un po’ di più in una certa direzione forse un po’ di pace il mio cuore può averla.

Ciao.

… nonostante il Tempo

Posted by Mario on July 20, 2009
Posted under Conosci te stesso, Life, Mamma

Oggi passeggiavo per Via della conciliazione, ho visto il “solito” splendido spettacolo… volevo chiamare e dirle “Mamma mamma ma lo sai che è proprio stupendo San Pietro tutto illuminato? Dobbiamo venirci assieme…” ma a metà della frase mi sono ricordato che non c’è più, almeno non c’è più nella forma in cui la conoscevo io.

Molto spesso mi capita di volerle dire le cose, quello che mi accade, quello che penso, chiedere un consiglio o condividere i miei pensieri… nonostante sia passato più di un anno mi accade sempre…

Il Tempo scorre nella nostra percezione sensoriale… il Tempo è un lago nella nostra percezione emozionale.

Quanto tempo per imparare a nuotare…

I’d loved to have a mom that would have lasted forever

Posted by Mario on October 26, 2008
Posted under Events, Flusso di coscienza, Mamma, Poesia, Sogni

Ho incrociato per “caso” questa canzone e questo video… ero alla ricerca di qualche video su Chicha. E’ impressionante come affiori in superfice quello che è in sito nlle profondità dell’animo attraverso dei suoni e delle immagini.

E’ bellissimo il verso in cui canta ” I want a mom that will love me whatever…” che è quello che è sempre stato. Qualunque cosa accadesse, in qualunque stato si trovasse, qualunque cosa io avessi fatto… una cosa MAI era in discussione… il Suo Amore nei miei confronti… crescendo in questo modo non puoi fare a meno di pensare che il Mondo sia un posto meraviglioso e nonostante accadano delle cose brutte ci sia sempre il lato meraviglioso che brilla e che può riequilibrare il tutto.

Cindy Lauper – I want a mom that’ll last forever

Lyrics

I want a mom that will last forever
I want a mom to make it all better
I want a mom that will last forever
I want a mom who will love me whatever

I want a mom that’ll take my hand
And make me feel like a holiday
A mom to tuck me in that night
and chase the monsters away
I want a mom that’ll read me stories
And sing a lullybye
And if I have a bad dream to hold me when I cry

Oh,
I want a mom that will last forever
I want a mom to make it all better
I want a mom that will last forever
I want a mom that will love me whatever, forever

When she says to me, she will always be there
To watch and protect me I don’t have to be scared
Oh, and when she says to me I will always love you
I won’t need to worry ’cause I know that it’s true

I want a mom when I get lonely
Who will take the time to play
A mom who can be a friend and a rainbow when it’s gray
I want a mom to read me stories
And sing a lullaby
And if I have a bad dream, to hold me when I cry

Oh,
I want a mom that will last forever
I want a mom to make it all better
I want a mom that will last forever
I want a mom that will love me whatever, forever
I want a mom that will last forever
I want a mom to make it all better
I want a mom that will last forever
I want a mom that will love me whatever, forever
I want a mom
I want a mom
I want a mom that’ll last forever
I want a mom that’ll last forever
I want a mom
I want a mom
I want a mom that’ll last forever
I want a mom
I want a mom that’ll last forever
I want a mom that’ll last forever
I want a mom…

Sogno… eppur son desto.

Posted by Mario on October 17, 2008
Posted under Amicizia, Conosci te stesso, Mamma, Sogni

Mi sono svegliato adesso, sto ancora ansimando tanta è stata la sorpresa. Mi sono accorto si essere nel sogno verso la fine e quando l’ho capito tutto ha quadrato… tutto mi è stato lampante… tutte quelle connessioni che mancavano.

Iniziamo col dire che non era un incubo. Non faccio incubi da più di otto anni oramai… eh eh eh non dirò neanche da quando ma chi mi conosce bene sa.

Come ogni sogno che si rispetti è ambientato in una casa, in un appartamento, in cui ho passato parte della mia infanzia. A Caserta, dalla mia carissima Zia Rosamaria e Zio Pietro e Marcello e Luca.
Stavamo preparandoci per andare in palestra, eravamo tutti, dirò qualche nome, ma eravamo proprio tutti a prepararci, io, Jack, Paolo, Cate, Andrea, Manu, Bibi, Orazio, Frodo, Pieghetta, Rick, Pg, Smith, Manuela, Costanza, Riccardone, Guf, Nr, Peppole… vabbè ragazzi non posso scrivere tutti e 150 nomi… eravamo TUTTI. Chi prendeva l’accappatoio, chi chiedeva se qualcuno aveva preso lo sciampo, chi la giacca del TaoFu… era stupendo averVi tutti lì, un meraviglioso caos, tutti assieme. I miei Zii erano in cucina e che chiacchieravano amabilmente come sempre. E’ un’immagine che si ripete dall’infanzia… è una costante con cui sono cresciuto. E’ un pezzo della mia Vita. Mentre stiamo facendo tutti i preparativi ecco che suona la porta. Vado ad aprire io, anche se come al solito non sono pronto, sarò in ritardo… lo sento che sarà così… ma non me ne preoccupo più, alla porta c’è Mamma, con due amiche. La saluto come al solito, un po’ velocemente perché sono proprio in ritardo. Poi Mamma dice che deve parlare con qualcuno e la vedo che è un’anima in pena. Io vado di là e mi vado a preparare. Preparandomi scherzo e gioco e mi trovo fuori la porta di casa giocando con i bastoni con qualcuno di voi. Ma molti mancano e quindi rientro per capire cosa stanno facendo visto che erano già pronti.
Vi trovo tutti in cerchio, nessuno in mezzo, ma sono tutti in silenzio, Mamma è su un lato del cerchio e piange e c’è un posto accanto a Lei, dove vado a sedermi io. Allora le chiedo perché è così triste e lei mi risponde che è triste perché una persona Carissima non c’è più. E lei non sa come fare. L’abbraccio forte. Ed improvvisamente mi rendo conto. Mi rendo conto che è un sogno perché mi ricordo chi è la persona che non c’è più. E non riesco a farla smettere di piangere, ma so che è un sogno, e sento la vicinanza di tutti i miei Amici. Li sento come se fossi loro. Non parlano ma non servono le parole. (Cioé, ogni tanto fanno molto piacere eh! Ma non servono in quel frangente.) C’è una figura sullo sfondo, fuori dal cerchio, che cambia spesso forma. Non so chi sia, vorrei chiederglielo ma non lo faccio. Io non so che fare perché il peso di Mamma è completamente abbandonato sul mio corpo… Mi giro intorno e siete tutti lì, tutti i vostri splendidi occhi che non mi osservano solo che sono preoccupati e non capisco il perché… io lo so che è un sogno… so che potrei fare ciò che desidero… ma è questo il punto <b>non so cosa desidero</b> e quindi tutto si ferma… in attesa.
E’ una sensazione che le parole (in più vi sto scrivendo adesso appena mi sono svegliato perché non potevo attendere, ho ancora tutte le sensazioni che impazzano) non riescono assolutamente ad esprimere.
L’unica cosa, oltre a quella sensazione di totale attesa, sono i capelli neri, ricci e voluminosi di Mamma che sono premuti sulla mia guancia.
Mi spiace non potervi raccontare il resto… dopo un po’ ho preso la decisione di uscire dal sogno… non sapevo cosa fare… quando anche hai tutto il potere e non riesci ad esercitarlo perché ci sono quelle barriere dentro… e le ho sentite una ad una dentro… tutte quelle cazzo di barriere… ora le sto già dimenticando… ma loro sono là e ora io ne sono proprio cosciente.
Uscito dal sogno qualche concetto sparso mi ha colpito come una mazzaroccata nello stomaco (ma ne sono molto molto felice)… mica avevo notato quanto la mia Zia, in questi mesi, sia stata sempre presente! Telefonate, messaggini, squilletti, visite a casa di Formello a sorpresa… UAO! Zia! Grazie! Ed è per questo che tutto questo meraviglioso sogno si è svolto a casa sua. La seconda cosa è capire in che modo sono legato ai miei Amici. A quelle persone con cui condivido qualcosa che è di più di una passione. Un’altra è che probabilmente il mio io profondo non ha ancora accettato che Mamma sia morta.
Sapete che questa è la prima volta che la sogno da quando se ne è andata? E sono felicissimo di aver sognato Mamma con tutti Voi.
Poi certo ci sono anche quelle scoperte meno felici, le barriere, i sensi di colpa che provo perché scappavo in palestra per non vederla soffrire, la consapevolezza di non essere per nulla coraggioso perchè non sono rimasto con Lei tutto il tempo, la paura che la palestra sia solo una fuga dalla realtà e non La passione che sento e non sento, la paura che si agita (nel profondo dell’anima) della solitudine, dell’inadeguatezza delle mie capacità, la colpa di tutto quello che ho fatto passare a chi amavo in questo lungo periodo, la sofferenza causata a causa del mio lento sentire, del mio lento comprendere…
… Ma queste sono solo delle cose che, finalmente, emergono nella parte cosciente e con cui, finalmente, posso farci i conti guardandole in faccia e non scorgendole da dietro un angolo di una strada per paura che mi vedano.

Oh mio dio quando ho scritto… sorry… è stata un po’ come una scuolanonscuola… e sarà piena di errori… ma adesso non la rileggo. Ve la consegno così, come l’avrei raccontata (più o meno) stando in quel cerchio che tanta energia e tanta esperienza fa fluire tra tutti noi.

Un abbraccio e un saluto dal più profondo del mio cuore.
Rak

Regalo.

Posted by Mario on June 3, 2008
Posted under Life
"Non chiedo al Signore perchè me l'ha tolta, ma lo ringrazio per avermela data"
S. Agostino

Bello!

Con un diverso intendimento della Vita… sento queste parole adattarsi perfettamente a ciò che io provo per la presenza di Mamma nella mia Vita.

Ciao Mamma.

Posted by Mario on May 30, 2008
Posted under Events

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E’ solo ora, a quest’ora del mattino che comincio a comprendere ciò che oggi è accaduto. La mattina è iniziata indolente, è continuata come in un “normale” giorno difficile.
Poi improvvisamente qualcosa ne ha mutato il corso, mi sono ritrovato gettato nella mischia. Mi sono trovato ad essere il cucchiaino. Come attraverso un sogno… tutto è continuato… fino a questo momento.

Solo. Silenzio. L’unico suono è quello degli uccellini che si stanno svegliando.

Acchetato il dovere, acchetata la necessità, acchetato il desiderio di stare con chi ti ha sempre compreso… finalmente comincio a comporre il mio puzzle…

Immaginate di avere attorno a voi, da quando siete nati una sensazione di protezione. Ci siete nati, siete cresciuti con questo potentissimo scudo. Non è uno scudo che vi impedisce di fare le vostre esperienze… ma l’avete lì. Quando vi serve ve lo togliete dalla schiena e lo usate, quando invece non ne avete necessità è sulla vostra schiena, ne sentite la protezione potenziale, ne sentite il calore, ne sentite il peso… è lì, è parte di voi.

Oggi quello scudo, almeno fisicamente, si è rotto.

E’ come essere nudi. Vulnerabili. Che sensazione incomprensibile.

Ero sul trenino. Questa mattina il libro l’autobiografia di Yogananda ha deciso prepotentemente di essere letto. Si è messo in mezzo con tutti i mezzi che conosceva, si è lanciato dalla scrivania, è caduto dal comodino, ha attirato l’attenzione nascondendo sotto di sé i soldi per la colazione…

…Trenino… lettura… sto leggendo la parte in cui la madre di yogananda si presenta al protagonista per annunciargli che sta molto male e che di lì a poco sarebbe morta.
Penso a quel bambino che perde la guida, l’Amore, l’esempio. Il passo mi colpisce come un macigno, arresto la lettura. Mentre chiudo il libro mi chiama papà.

“Mario, torna a casa, Mamma non sta bene e dobbiamo accompagnarla in ospedale”.

Lì per lì penso: “ma guarda te, ieri non stava peggio del solito!!!” qualche ora più tardi mi sovviene ciò che avevo letto la mattina… ciò che aveva sperimentato quel bambino…

Pomeriggio… mischia… Mario si muove, abbraccia, si riaccosta alla burocrazia ospedaliera, parla con i medici, ma mentre sono indaffarato improvvisamente sono attratto verso la stanza dove è in cura mamma… prima corro da papà. Lo chiamo. Non attendo che lui mi segua. Vado e basta.
Quando sei innamorato di qualcuno sai cosa le sta accadendo anche se non sei lì. Quando il legame va ben oltre il semplice affetto, senti senza sentire. Intuisci e basta.

Arrivo. Vedo i suoi occhi. Gli stessi che tante volte ho fissato incantato. La stringo. Non so quanto tempo dopo la dottoressa gentilmente mi scosta. Mi chiede di uscire. Guardo Mamma. Ma Lei non è più lì. Come un fulmine a ciel sereno mi si presentano i 34 anni durante i quali abbiamo condiviso la nostra Vita, in cui mi ha insegnato ad essere ciò che sono ed ha vissuto intensamente il suo essere mamma, donna, professoressa, persona… anche e soprattutto Amica. Mi ricordo i rari rimproveri, le tante carezze, gli sguardi… noi comunicavamo con gli sguardi… è così che io ho imparato a usare gli occhi… quegli stessi occhi che non erano più Mamma…

Una persona normale… Un essere straordinario… con il suo incommensurabile Amore, con la sua gentilezza, i suoi errori, la sua continua bontà quasi incomprensibile, le sue fisime, la sua saggezza, i suoi limiti, i suoi sogni, i suoi capricci, i suoi gioielli, il suo cammino.

Ha imparato molto in questa Vita, ha scelto il suo percorso e ha dato tutta se stessa, sempre, io non sono riuscito a starle accanto per farle fare l’ultimo passetto… troppo impegnato ad andare giù in profondità nella ricerca, ma ogni volta che cercavo di portarla con me, lei c’era, anche se non comprendeva sempre ciò di cui parlavo c’era, c’era con se stessa, con gli occhi che brillavano d’Amore, quell’intensissimo sentimento che solo due anime che già si sono incontrate possono condividere. Probabilmente ho dato meno di quanto potevo, ma ho ricevuto proprio tutto. Ed ora è quel tutto che pulsa in me. E’ quel tutto che mi fa andare per la mia strada. Ma quanto mi manchi, Mamma.

Ciao. Mamma. Ciao.

Mamma e Mario

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