La nebbia
Alla fine ci sono approdato. Sono in Francia. Più precisamente a Nancy. In questo momento dalla finestra del mio studio al sesto piano del palazzo dell’Università dove sto sperimentando il mondo del postdottorato francese non si vede proprio nulla… la nebbia è fitta, compatta, lattiginosa… dopo due settimane di neve che ovattava il senso dell’udito adesso vi è lei che priva anche del senso della vista e se, per inciso, aggiungiamo il raffreddore che priva del senso dell’olfatto abbiamo un uomo che dirige la sua rotta con i due sensi più privati e personali… il che non vuol dire che ciò è male… forse semplicemente la Vita mi sta cercando di comunicare di interiorizzare un po’ di più ciò che arriva…
Ma torniamo alla nebbia… sembra penetrare anche nella stanza… pochi minuti fa si vedevano gli alberi nel parcheggio di fronte ora anche quelli sono stati inghiottiti da questo “nulla che avanza” silenzioso, muto nel suo inquietante incedere, insondabile se non con ciò che ci rende più timorosi… la nostra fantasia…
Dei rumori nel corridoio semideserto… la luce che si spegne… degli scricchiolii sinistri… le porte che cigolano… passi lontani e strascicati… una lieve cantilena giunge alle orecchie… il timore che qualcosa di antico e vendicativo si nasconda per queste sale inanimate… le scale che buie si illuminano di una luce fosforescente…
La nebbia che porta con se il rancore che nascondiamo nell’intimo del nostro cuore… ma anche la gioia! L’ignoto non è latore solo di dubbi e paure… spinge gente come Ulisse, Giasone, Enea, alla ricerca di qualcosa di più che il semplice lasciarsi vivere.
La nebbia oramai circonda tutto, ciechi e sordi al mondo circostante noi vi entriamo illuminati dal nostro spirito.


